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Analysis of Recent Violence in France
L'ondata di violenza che colpisce la Francia da sabato 17 ottobre
non ha nulla a che vedere con ciò che abbiamo conosciuto in questi anni e persino decenni
trascorsi.
La sua singolarità mette in luce lo sfaldamento della società francese e
l'era della guerra civile in cui siamo entrati.
Richiede risposte all'altezza di quest'epoca, perché ciò che è in
gioco, è semplicemente la sopravvivenza del nostro
edificio sociale.
Non è infatti più possibile accontentarsi delle solite dichiarazioni
dei politici, tutte più rassicuranti le une delle
altre,
che sembrano ricalcare quelle del presidente della Repubblica ieri sera, ma
anche di tanti altri esponenti di partiti politici,
costituiscono un esercizio obbligato, come una casella da spuntare per andare avanti
rapidamente ad altro. Ecco perché, prima di annunciare le misure
che mi sembrano necessarie e prioritarie, voglio condividere con
voi il modo in cui identifico la specificità che s-,
di ciò che si sta
giocando nelle nostre strade. Primo elemento: le violenze del
diciassette ottobre erano preparate. Numerosi indizi lo dimostrano.
Il carattere professionale di alcune distruzioni non lascia alcun dubbio a
questo proposito. Come l'incendio del municipio di
Limoges, che era
stato molto probabilmente oggetto di sopralluoghi preliminari, come
anche alcuni saccheggi di negozi nella regione parigina,
tutta la logistica per riportare la merce nelle banlieue
essendo stata pianificata da almeno due settimane.
Le tecniche di guerriglia che sono state messe in atto contro le forze dell'ordine in
alcune città sono anch'esse prova di una preparazione
tattica collaudata. Secondo elemento: le violenze del diciassette
ottobre erano coordinate. Sulla base di una lenta ma certa
diffusione tra i giovani negli ultimi anni, di un'idea
della violenza necessaria, sono gradualmente comparsi degli strumenti.
Ciò che ha colpito durante la giornata di quel sabato,
è, per esempio, l'accesso
libero a un'applicazione che permetteva ai rivoltosi di
beneficiare in tempo reale di una mappatura della posizione delle
forze dell'ordine e degli incendi in corso.
Quello che questi protagonisti, che sabato erano fino a duemilacinquecento
contemporaneamente online, hanno chiamato il Waze del diciassette ottobre.
Si tratta di una novità. Ciò che è meno nuovo,
è la diffusione nell'ambiente
dell'ultrasinistra dei mezzi per fabbricare da sé materiale per
sabotaggi o violenze urbane.
Ciò ha avuto pieno effetto sabato, moltiplicando il numero dei rivoltosi.
Terzo elemento: le violenze del diciassette ottobre erano
incoraggiate.
Il ruolo di France insoumise è qui, centrale.
Da quasi una decina d'anni Jean-Luc Mélenchon instilla nel dibattito
pubblico queste parole sediziose, senza mai essere perseguito
se non dalle grida d'indignazione inconcludenti dei suoi colleghi politici.
Vediamo davanti a noi il risultato di questo lassismo.
Ciò prosegue proprio ora con la visita di parlamentari LFI nelle
commissariati per verificare le condizioni di custodia cautelare dei
fermati
di questo sabato. Ma qui, la regia della rivolta non è
circoscritta a LFI. È tutta la galassia dell'ultrasinistra che
è entrata in
azione, una costellazione di organizzazioni multiformi
e
intrecciate tra loro che costituiscono ormai l'ossatura della
guerra civile. Quarto elemento: le violenze del diciassette
ottobre erano orchestrate. Come si conviene in un paese tanto
indebolito quanto
il nostro, gli Stati che ci vogliono più
male si sono
coinvolti negli eventi di questo fine settimana.
La massiccia presenza di bandiere palestinesi non deve trarre in inganno.
Sono il segno permanente di manipolazioni islamiste.
I Fratelli Musulmani non erano lontani in alcuni cortei.
E, a dire il vero, era da una settimana che dal
Medio Oriente,
si lanciavano sui social appelli all'insurrezione in Francia.
Sono stati identificati anche attivisti algerini che
lanciavano sul posto, soprattutto a Lione, appelli a uccidere i
bianchi. Infine, secondo fonti legate ai servizi segreti,
la Repubblica
islamica dell'Iran, che in questo momento prende particolarmente di mira
sia la Francia che il Regno Unito, era anch'essa chiaramente
presente dietro alcune rivolte.
Come purtroppo abbiamo lasciato che diventasse un'abitudine negli ultimi anni, il
blocco da parte del presidente della Repubblica della pubblicazione di un
rapporto sulle ingerenze iraniane in Francia, un blocco trapelato
alla stampa alla fine di questa settimana, la dice lunga sulla pusillanimità
dello Stato in materia.
Tutto ciò mi porta ad avvertire i francesi della profondità del
male che grava su di noi. Non siamo più, evidentemente, nel
campo della protesta sociale.
Ogni parola d'ordine, ogni movimento, ogni manifestazione
dà ormai asilo all'insurrezione.
È altamente deplorevole per le persone che sfilano per
avanzare rivendicazioni sincere, ma è una
realtà che nessuno può più ignorare.
Siamo entrati nell'era dell' insurrezione.
La frammentazione dell'unità nazionale da cinquant'anni ne costituisce il
terreno fertile,
l'erosione dei valori che un tempo hanno garantito la solidità del nostro Paese,
la missione sovrana di sicurezza e di giustizia realmente assunta dallo Stato,
il rispetto dell'autorità educativa e di polizia, il controllo della nostra
immigrazione, il primato del valore del lavoro,
assimilazione degli
stranieri. La totale perdita di questi valori ha aperto il
vaso di Pandora.
La violenza è scatenata e questo continuerà.
Credere che la situazione migliorerà da sola è rassicurante, ma illusorio.
L'edificio sociale è ormai troppo scosso per consentire un ritorno
normale alla situazione precedente, perché questa situazione non esiste
già più. L'unità nazionale, per il momento, è distrutta.
Ora, è la condizione sine qua non per il ritorno
della pace civile.
Ciò significa che le violenze proseguiranno e si intensificheranno.
È persino ipotizzabile che accelerino con uno scopo che
nessuno sembra affrontare e che mi pare tuttavia alla portata
dei sediziosi. L'impossibilità materiale, in caso di caos
generalizzato, di organizzare le elezioni presidenziali
alle
la prossima primavera.
Che manna sarebbe allora per La France Insoumise,
che sa la
difficoltà che avrà a vincere legalmente le elezioni e può
di conseguenza aspirare a sfruttare l'esacerbarsi del disordine
se l'insurrezione dovesse conquistare l'intero Paese.
Di fronte a tutto ciò, quali misure devono essere adottate
con urgenza?
Innanzitutto, il divieto della France Insoumise,
è la facciata legale dell'
insurrezione. Le dichiarazioni sediziose del suo leader e di
diversi suoi
membri sono innumerevoli. Non possiamo più tollerare che un'
organizzazione politica prepari a tal punto il terreno per un
rovesciamento delle nostre istituzioni.
La democrazia si onora di essere liberale e non deve mai essere
suicida. Poi, il passaggio a una nuova dimensione di
l'azione dello Stato in materia di sicurezza e di giustizia.
Urge riflettere sull'evoluzione della dottrina d'impiego della
forza
nel contesto del periodo insurrezionale che stiamo affrontando.
Un inasprimento è infatti inevitabile, ma si pone anche una
questione di scelte di bilancio. Se, per mancanza di risorse sufficienti,
la polizia finisse per cedere, sarebbe la fine dell'ordine repubblicano e
dello Stato stesso. Si tratta dunque di assumersene la responsabilità,
di operare tagli in
settori d'azione dello Stato secondari per liberare le risorse
necessarie ai bisogni vitali della nazione, in questo caso, per
conservare allo Stato il monopolio della violenza legittima e per questo,
raddoppiare già quest'anno il bilancio della polizia e quello della giustizia.
Di fronte al precipitare nella guerra civile, questa priorità è assoluta.
Infine, un cambiamento radicale del nostro
comportamento nei confronti delle
organizzazioni straniere che vogliono la nostra rovina.
Ciò passa naturalmente attraverso il divieto in Francia dei Fratelli Musulmani.
Hanno aspettato che la situazione fosse matura per raddoppiare
il loro attivismo nel nostro Paese. Le violenze di questo fine settimana
sono una delle loro leve d'azione, ma tutti sanno che ci sono,
ormai, decine di altre leve, così come
ce lo mostrano le seicento associazioni islamiste censite.
Ciò passa anche attraverso un riorientamento della nostra politica estera,
a cominciare dalla rottura delle nostre relazioni diplomatiche con la Repubblica
Islamica dell'Iran e l'espulsione immediata del
il personale dell'ambasciata di Teheran a Parigi, focolaio d'ingerenza che non
possiamo più tollerare sul nostro territorio.
Ognuno deve ormai essere all'altezza della Francia.
Mettiamo al bando i soliti discorsi e i riflessi di codardia che ci hanno
condotti al baratro in cui stiamo sprofondando.
Esistono soluzioni. Per imporle, occorre che il
coraggio riprenda il controllo dello Stato.
Viva la Repubblica! Viva la Francia.
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Original transcript (French)
La flambée de violence qui frappe la France depuis le samedi dix-sept octobre n'a rien de commun avec ce que nous avons connu ces années et même ces décennies passées. Sa singularité souligne le délitement de la société française et l'ère de guerre civile dans laquelle nous sommes entrés.
Elle appelle des réponses à la hauteur de l'époque, car ce qui est en jeu, c'est tout simplement la survie de notre édifice social. Il n'est en effet plus possible de se contenter des déclarations politiciennes habituelles, toutes plus lénifiantes les unes que les
autres, qui semblent à l'image de celles du président de la République hier soir, mais aussi de tant d'autres responsables de partis politiques, constituent un exercice obligé comme une case à cocher pour passer rapidement à autre chose. C'est pourquoi, avant d'annoncer les mesures
qui me paraissent nécessaires et prioritaires, je veux partager avec vous la façon dont j'identifie la spécificité qui s-, de ce qui est en train de se jouer dans nos rues. Premier élément : les violences du dix-sept octobre étaient préparées. De nombreux indices le démontrent.
Le caractère professionnel de certaines destructions ne laisse aucun doute à ce sujet. À l'image de l'incendie de l'hôtel de ville de Limoges, qui avait été très vraisemblablement fait l'objet de repérages préalables, à l'image aussi de certains pillages de magasins dans la région parisienne,
toute la logistique pour rapatrier la marchandise dans les cités ayant été planifiée depuis au moins deux semaines. Les techniques de guérilla qui se sont déployées face aux forces de l'ordre dans certaines villes témoignent elles aussi d'une préparation tactique éprouvée. Deuxième élément : les violences du dix-sept
octobre étaient coordonnées. Sur la base d'une lente mais certaine diffusion dans la jeunesse ces dernières années, d'une idée de la violence nécessaire, des outils sont peu à peu apparus. Ce qui a marqué les esprits dans la journée de ce samedi, c'est par exemple l'accès
en libre-service d'une application permettant aux émeutiers de bénéficier en temps réel d'une cartographie de l'emplacement des forces de l'ordre et des incendies en cours. Ce que ces protagonistes, qui furent jusqu'à deux mille cinq cents simultanément en ligne samedi, ont appelé le Waze du dix-sept octobre.
Il s'agit d'une nouveauté. Ce qui est moins neuf, c'est la diffusion dans la mouvance ultra-gauche des moyens de fabriquer soi-même du matériel de sabotage ou de violences urbaines. Cela a joué à plein samedi, démultipliant le nombre d'émeutiers.
Troisième élément : les violences du dix-sept octobre étaient encouragées. Le rôle de la France insoumise est ici, ici central. Voici une petite dizaine d'années que Jean-Luc Mélenchon distille dans le débat public ces propos séditieux, sans jamais en être inquiété
autrement que par les cris d'orfraie sans suite de ses collègues politiciens. Nous avons sous les yeux le résultat de ce laisser-aller. Cela se prolonge en ce moment même par la visite de parlementaires LFI dans les commissariats afin de vérifier les conditions d'étention préventive des gardés
à vue de ce samedi. Mais la, le téléguidage de l'émeute n'est pas circonscrit à LFI. C'est toute la mouvance ultra-gauche qui s'est mise en action, constellation d'organisations multiformes et
enchevêtrées les unes aux autres qui forment désormais l'armature de la guerre civile. Quatrième élément : les violences du dix-sept octobre étaient téléguidées. Comme il se doit dans un pays aussi affaibli que le nôtre, ceux des États qui nous veulent le plus de
mal se sont impliqués dans les événements de cette fin de semaine. La présence massive de drapeaux palestiniens ne saurait tromper. Ils sont le signe permanent de manipulations islamistes. Les frères musulmans n'étaient pas loin dans certains cortèges.
Et pour tout dire, cela faisait une semaine que depuis le Moyen-Orient, on appelait sur les réseaux à l'insurrection en France. Des activistes algériens ont également été identifiés, qui lançaient sur place, notamment à Lyon, des appels à tuer les
Blancs. Enfin, de sources liées aux renseignements, la République islamique d'Iran, qui cible particulièrement en ce moment et la France et le Royaume-Uni, était elle aussi très clairement présente en sous-main de certaines émeutes.
Comme on l'a laissé en prendre, hélas, l'habitude ces dernières années, le blocage par le président de la République de la publication d'un rapport sur les ingérences iraniennes en France, blocage ayant fuité auprès de la presse cette fin de semaine, en dit long sur la pusillanimité de l'État en la matière.
Tout ceci m'amène à alerter les Français sur la profondeur du mal qui pèse sur nous. Nous ne sommes évidemment plus dans le registre de la contestation sociale. Tout mot d'ordre, tout mouvement, toute manifestation donne désormais asile à l'insurrection.
C'est hautement regrettable pour les personnes qui défilent pour porter des revendications sincères, mais c'est une réalité que nul ne peut plus ignorer. Nous sommes entrés dans l'ère de l'insurrection. La fragmentation de l'unité nationale depuis cinquante ans en constitue le
terreau, le laminage des valeurs qui ont assuré jadis la solidité de notre pays, mission régalienne de sécurité et de justice réellement assumée par l'État, respect de l'autorité éducative et policière, contrôle de notre immigration, primauté de la valeur travail,
assimilation des étrangers. Toute la perte de ces valeurs a ouvert la boîte de Pandore. La violence est déchaînée et cela va continuer. Croire que la situation va s'améliorer d'elle-même est rassurant, mais illusoire.
L'édifice social est désormais trop ébranlé pour permettre un retour normal à la situation antérieure, car cette situation n'existe déjà plus. L'unité nationale, pour l'heure, est détruite. Or, c'est la condition sine qua non au retour de la paix civile.
Cela signifie que les violences vont se poursuivre et s'amplifier. Il est même envisageable qu'elles s'accélèrent dans un but que personne ne semble aborder et qui me paraît pourtant à portée de main des séditieux. L'impossibilité matérielle, en cas de chaos généralisé, d'organiser les élections présidentielles
au printemps prochain. Quelle aubaine, ce serait alors pour la France insoumise, qui sait la difficulté qu'elle aura à gagner légalement l'élection et peut
de ce fait aspirer à profiter de l'exacerbation du désordre si l'insurrection venait à gagner le pays tout entier. Face à cela, quelles mesures doivent-elles être prises en urgence ? D'abord, l'interdiction de la France insoumise,
c'est la façade légale de l'insurrection. Les propos séditieux de son leader et de plusieurs de ses membres sont légion. Nous ne pouvons plus tolérer qu'une organisation politique prépare à ce point le terrain à un
renversement de nos institutions. La démocratie s'honore à être libérale et ne doit jamais être suicidaire. Ensuite, le changement de dimension de l'action de l'État en matière de sécurité et de justice. Une réflexion s'impose d'urgence sur l'évolution de la doctrine de l'emploi de
la force dans le cadre de la période insurrectionnelle que nous abordons. Un durcissement est en effet inévitable, mais se pose également une question de choix budgétaire. Si faute de moyens suffisants, la police finissait par céder, c'en serait fini de l'ordre républicain et
de l'État lui-même. Il s'agit donc d'assumer, de faire des coupes dans des domaines d'action de l'État accessoires afin de dégager les moyens nécessaires aux besoins vitaux de la nation, en l'occurrence, pour conserver à l'État le monopole de la violence légitime et pour cela,
doubler dès cette année le budget de la police et celui de la justice. Face au basculement dans la guerre civile, cette priorité est absolue. Enfin, un changement radical de notre comportement vis-à-vis des organisations étrangères qui veulent notre ruine.
Cela passe bien entendu par l'interdiction en France des frères musulmans. Ils ont attendu que la situation soit mûre pour redoubler d'activisme dans notre pays. Les violences de cette fin de semaine sont un de leurs leviers d'action, mais chacun sait qu'il est, existe désormais des dizaines d'autres leviers, ainsi que
les six cents associations islamistes recensées nous le montrent. Cela passe également par une réorientation de notre politique étrangère, à commencer par la rupture de nos relations diplomatiques avec la République islamique d'Iran et l'expulsion immédiate du personnel de l'ambassade de Téhéran à Paris, foyer d'ingérence que nous ne
pouvons plus tolérer sur notre sol. Chacun doit désormais être à la hauteur de la France. Bannissons les discours habituels et les réflexes de lâcheté qui nous ont amenés au gouffre dans lequel nous plongeons. Des solutions existent. Il faut, pour les imposer, que le
courage reprenne le contrôle de l'État. Vive la République ! Vive la France.