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International Relations and Security in the Sahel

Le flagranti violazioni del diritto internazionale,

la sua applicazione selettiva,

il perdurare della politica dei due pesi e due misure nella

gestione delle crisi in tutto il mondo

e il ricorso abusivo alla forza,

alla minaccia,

le politiche di egemonia,

di asservimento e di dominio,

in violazione della Carta della nostra organizzazione, hanno gravemente

intaccato

la fiducia dei cittadini

del mondo nelle istituzioni internazionali, in particolare

nell'Organizzazione delle Nazioni Unite.

È il caso del Sahel,

che da oltre un decennio affronta una crisi della sicurezza

provocata in particolare dall'intervento militare dell'Organizzazione

del Trattato dell'Atlantico del Nord, NATO, in Libia nel 2011.

Un'avventura militare dai rischi non controllati,

l'azione militare della NATO in Libia ha aggravato considerevolmente la situazione

della sicurezza, politica, umanitaria e dei diritti

umani nella nostra regione,

in particolare con la diffusione del terrorismo e dell'estremismo violento.

Il governo del Mali ribadisce la sua ferma condanna del terrorismo

internazionale e dei suoi sponsor statali

stranieri che finanziano, armano,

forniscono la logistica e le informazioni a questo crimine transnazionale

organizzato.

Dopo le prime dichiarazioni dell' Ucraina, che, già dal

2024, ammetteva già il proprio sostegno ai gruppi

terroristici operanti nel Sahel,

questo Paese

ha ribadito al vertice, ha ribadito pubblicamente al vertice

la sua ingerenza in Africa. Ecco un Paese che

pretende di difendere

la propria integrità territoriale,

che, sotto altri cieli, in particolare in Africa e nel Sahel,

fornisce un sostegno chiaro e dichiarato a gruppi

terroristici e ad altri gruppi mafiosi per ledere

l'integrità territoriale di un altro Paese.

Di fronte alla storia,

la comunità internazionale e in particolare l'Africa non possono

continuare a

mantenere un silenzio colpevole di fronte alle azioni dell'Ucraina,

dalle enormi conseguenze per i Paesi africani, ma ben

oltre.

Non ci lasciamo ingannare. Sappiamo che l'Ucraina è solo la

parte

visibile dell'iceberg della destabilizzazione dei nostri Paesi

per spezzarne la volontà di emanciparsi da una tutela coloniale

ormai definitivamente superata.

Il terrorismo alimentato e sostenuto si manifesta

essenzialmente in tre forme.

Innanzitutto, una forma armata che già conosciamo,

ormai, che prende di mira le popolazioni civili e

le nostre forze di difesa e di

sicurezza,

una forma economica che mira a, a soffocare

i nostri paesi

e infine, una forma mediatica,

in particolare attraverso la trasforma-, la disinformazione

organizzata e sistema-sistematica di cui i nostri paesi sono vittime

da parte di alcuni media nostalgici di un passato coloniale

ormai concluso.

Gli attacchi complessi e coordinati del 25 aprile e

4 luglio 2026

in diverse località del Mali

e che hanno causato molte vittime, costituiscono la prova

di un pericoloso legame di cui dobbiamo essere sempre più consapevoli.

Non sorprende che lo scenario semi, svoltosi nel

2012 si ripeta con gruppi armati terroristici

e gruppi armati cosiddetti separatisti che ormai formano

una coalizione terroristica dichiarata contro le istituzioni e le

popolazioni maliane.

Le risposte regionali e internazionali,

compreso il dispiegamento delle forze

internazionali, non sono riuscite a contenere

queste complesse crisi di sicurezza e i massacri delle popolazioni

saheliane.

È per questo motivo che

le Loro Eccellenze, il capitano Ibrahim Traoré,

presidente del Faso,

capo dello Stato e presidente della Confederazione degli Stati del

Sahel.

Il generale d'armata Assimi Goïta, presidente della transizione, capo dello

Stato della Repubblica del Mali.

Il generale d'armata Abdourahmane Tchiani, presidente della Repubblica del

Niger, capo dello Stato.

I nostri tre capi di Stato hanno quindi preso la storica decisione di creare

il sei luglio 2024 a Niamey, la Confederazione degli

Stati del Sahel per prendere in mano il destino dei nostri Paesi.

Le forze maliane,

da sole e nell'ambito della forza unificata dell'AES, nonché

con il sostegno della Federazione Russa, sono

oggi in prima linea nella lotta contro un terrorismo imposto,

oserei persino dire una guerra ibrida per procura, la cui posta in gioco

va oltre il nostro spazio e minaccia anche altre regioni.

La vittoria contro il terrorismo, questa minaccia esistenziale globale,

richiede la condivisione degli sforzi e delle risorse, ma

anche e soprattutto una comprensione condivisa del fenomeno terroristico.

Perché contrariamente a quanto ci si vuole far credere,

non esistono terroristi buoni o cattivi.

Per consolidare questa dinamica, i tre Paesi membri della Confederazione

degli Stati del Sahel restano aperti alla cooperazione

con tutti i partner che lo desiderano

e che rispettano i principi cardinali che governano l'azione pubblica dei nostri

Paesi,

ossia il rispetto della sovranità,

il rispetto dell'integrità territoriale dei nostri Stati,

il rispetto delle nostre scelte strategiche, comprese le nostre scelte di partner,

nonché la considerazione degli interessi delle nostre popolazioni.

Non abbiamo, a questo riguardo, ordini da ricevere.

Ci aspettiamo invece

Non abbiamo ordini da ricevere.

Ci aspettiamo invece una collaborazione e un partenariato

sani e sinceri nel rispetto reciproco.

La sovranità del Mali ci è cara e non è negoziabile.

La sovranità del Mali non si limita alla difesa del territorio, ma deve

anche consentire al nostro Paese di gestire le proprie scelte

economiche, controllare e valorizzare le proprie risorse

naturali, minerarie, in particolare il suo oro, il suo litio e le sue

immense risorse naturali, per rafforzare la sua economia produttiva,

ma anche per creare maggiori opportunità per la nostra

gioventù. Il governo ha posto al centro della sua

azione il rilancio economico

e il benessere delle popolazioni,

anello indispensabile per il raggiungimento della pace e della

stabilità duratura. E devo dirlo, i nostri paesi

oggi lavorano alacremente per poter

generare al proprio interno le risorse necessarie, perché noi

restiamo fiduciosi

che gli aiuti internazionali, per quanto utili siano,

non abbiano mai sviluppato un paese.

Se guardiamo oggi i livelli

degli aiuti internazionali

e quando guardiamo le esigenze di finanziamento dei nostri paesi,

le migliaia o i milioni di giovani che entrano nel mercato del

lavoro in Mali, Burkina, Niger e in Africa,

l'aiuto internazionale non ci permetterà mai di invertire questa tendenza.

Dobbiamo generare risorse al nostro interno.

Dobbiamo avere fiducia in noi stessi.

Bisogna essere in grado di generare altri tipi di finanziamenti non umilianti

in cui non vi siano considerazioni geopolitiche che tengano i nostri paesi

indietro.

Quindi i nostri paesi, in definitiva, continueranno a contare su se stessi

per potersi sviluppare mantenendo aperta la porta a chi desidera

lavorare con noi. In sintesi, ancora una volta, contiamo

innanzitutto su noi stessi. Per quanto riguarda la situazione in

Medio Oriente,

il Mali ribadisce il suo totale sostegno al fraterno popolo palestinese

nella sua legittima lotta per esistere come Stato a pieno titolo.

Il nostro obiettivo è conseguire, in ultima analisi, l'autonomia

strategica del Mali,

l'autonomia strategica della Confederazione degli Stati del Sahel,

l'autonomia

strategica dell'Africa, sia nel campo della sicurezza sia

in quello dello sviluppo.

Questa autonomia strategica non è sinonimo di rottura, mira piuttosto

a rendere l'Africa un partner credibile e indispensabile

per la stabilità e la prosperità del mondo

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Original transcript (French)

Les violations flagrantes du droit international, son application sélective, la persistence de la politique de deux poids, deux mesures dans la gestion des crises à travers le monde et le recours abusif à la force,

à la menace, les politiques d'hégémonie, d'assujettissement et de domination, en violation de la Charte de notre organisation, ont considérablement entamé

la confiance des citoyens du monde dans les institutions internationales, en particulier l'Organisation des Nations Unies. C'est le cas du Sahel, qui est depuis plus d'une décennie confronté à une crise sécuritaire

provoquée notamment par l'intervention militaire de l'Organisation du Traité de l'Atlantique Nord, OTAN, en Libye en 2011. Aventure militaire aux risques non maîtrisés, l'action militaire de l'OTAN en Libye a considérablement aggravé la situation sécuritaire, politique, humanitaire et des droits

humains dans notre région, notamment par la propagation du terrorisme et de l'extrémisme violent. Le gouvernement du Mali réitère sa ferme condamnation du terrorisme international et de ses sponsors étatiques étrangers qui financent, arment,

fournissent la logistique et les renseignements à ce crime transnational organisé. Après les premières déclarations de l'Ukraine, qui, dès 2024, assumait déjà son soutien aux groupes terroristes opérant au Sahel,

ce pays a réitéré au sommet, a réitéré publiquement au sommet son ingérence en Afrique. Voici là un pays qui prétend défendre son intégrité territoriale,

qui, sous d'autres cieux, notamment en Afrique et au Sahel, apporte un appui clair et assumé à des groupes terroristes et à d'autres groupes mafieux pour porter atteinte à l'intégrité territoriale d'un autre pays. Face à l'histoire,

la communauté internationale et particulièrement l'Afrique ne peuvent continuer à garder un silence coupable face aux agissements de l'Ukraine, aux conséquences énormes pour les pays africains, mais bien au-delà.

Nous ne sommes pas dupes. Nous savons que l'Ukraine n'est que la partie visible de l'iceberg de la déstabilisation de nos pays afin de briser leur volonté d'émancipation d'une tutelle coloniale à jamais révolue.

Le terrorisme entretenu et soutenu se manifeste essentiellement sur trois formes. D'abord, une forme armée que nous connaissons, déjà, qui s'attaque aux populations civiles et à nos forces de défense et de

sécurité, une forme économique qui vise à, à asphyxier nos pays et enfin, une forme médiatique, particulièrement à travers la transforma-, la désinformation

organisée et systéma-systématique dont nos pays sont victimes de la part de certains médias nostalgiques d'un passé colonial révolu. Les attaques complexes et coordonnées des 25 avril et 4 juillet 2026

dans plusieurs localités au Mali et ayant causé de nombreuses victimes, constituent la preuve d'une connexion dangereuse dont nous devons être de plus en plus conscients. Sans surprise, le scénario demi, de-déroulé en 2012 se reproduit avec des groupes armés terroristes

et des groupes armés soi-disant séparatistes formant désormais une coalition terroriste assumée contre les institutions et les populations maliennes. Les réponses régionales et internationales, y compris le déploiement des forces

internationales, n'ont pas permis d'endiguer ces crises sécuritaires complexes et les massacres des populations sahéliennes. C'est la raison pour laquelle Leurs Excellence, le capitaine Ibrahim Traoré,

président du Faso, chef de l'État et président de la Confédération des États du Sahel. Le général d'armée Assimi Goïta, président de la transition, chef de l'État de la République du Mali.

Le général d'armée Abdourahmane Tchiani, président de la République du Niger, chef de l'État. Nos trois chefs d'État ont donc pris la décision historique de créer le 6 juillet 2024 à Niamey, la Confédération des États du Sahel afin de prendre en main le destin de nos pays.

Les forces maliennes, seules et dans le cadre de la force unifiée de l'AES, ainsi qu'avec l'appui de la Fédération de Russie, sont aujourd'hui sur le front de la lutte contre un terrorisme imposé, j'allais même dire une guerre hybride par procuration, dont l'enjeu

dépasse notre espace et menace d'autres régions également. La victoire contre le terrorisme, cette menace existentielle globale, appelle à la mutualisation des efforts et des moyens, mais aussi et surtout à une compréhension partagée du phénomène terroriste. Car contrairement à ce que l'on veut nous faire croire,

il n'y a pas de bons ou de mauvais terroristes. Pour conforter cette dynamique, les trois pays membres de la Confédération des États du Sahel restent ouverts à la coopération avec tous les partenaires qui le souhaitent et qui respectent les principes cardinaux qui gouvernent l'action publique de nos

pays, à savoir le respect de la souveraineté, le respect de l'intégrité territoriale de nos États, le respect de nos choix stratégiques, y compris nos choix de partenaires, ainsi que la prise en compte des intérêts de nos populations.

Nous n'avons pas, à cet égard, d'injonctions à recevoir. Nous attendons plutôt Nous n'avons pas d'injonction à recevoir. Nous attendons plutôt une collaboration et un partenariat sain et sincère dans le respect mutuel.

La souveraineté du Mali nous est chère et n'est pas négociable. La souveraineté du Mali ne se limite pas à la défense du territoire, mais doit également permettre à notre pays de maîtriser ses choix économiques, de contrôler et valoriser ses ressources naturelles, minières, notamment son or, son lithium et ses

immenses ressources naturelles, de renforcer son économie productive, mais aussi de créer davantage d'opportunités pour notre jeunesse. Le gouvernement a placé au cœur de son action la relance économique et le bien-être des populations,

maillon indispensable à l'atteinte de la paix et de la stabilité durable. Et je dois le dire, nos pays aujourd'hui travaillent ardemment pour pouvoir générer en notre sein les ressources nécessaires, parce que nous restons confiants

que l'aide internationale, aussi utile soit-elle, n'a jamais développé un pays. Si nous regardons aujourd'hui les niveaux de l'aide internationale et quand nous regardons les besoins de financement de nos pays,

les milliers ou les millions de jeunes gens qui arrivent sur le marché du travail au Mali, au Burkina, au Niger et en Afrique, l'aide internationale ne nous permettra jamais d'inverser cette tendance. Il nous faut générer des ressources en notre sein. Il faut avoir confiance en nous-mêmes.

Il faut pouvoir générer d'autres types de financements non avilissants où il n'y a pas de considérations géopolitiques qui mettent nos pays en retard. Donc nos pays, en définitive, continueront à compter sur eux-mêmes pour pouvoir se développer tout en gardant ouverte la porte à ceux qui souhaitent

travailler avec nous. En résumé, encore une fois, nous comptons d'abord sur nous-mêmes. En ce qui concerne la situation au Moyen-Orient, le Mali réaffirme son soutien total au peuple palestinien frère dans sa lutte légitime d'exister en tant qu'État de plein droit.

Notre objectif est d'atteindre en définitive l'autonomie stratégique du Mali, l'autonomie stratégique de la Confédération des États du Sahel, l'autonomie stratégique de l'Afrique, tant dans le domaine de la sécurité que

dans le domaine du développement. Cette autonomie stratégique n'est pas synonyme de rupture, mais vise plutôt à faire de l'Afrique un partenaire crédible et indispensable pour la stabilité et la prospérité du monde

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