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Abbiamo visto tutti le immagini delle violenze che hanno sconvolto Milano e

altre

città italiane nel fine settimana.

Negozi saccheggiati, vetrine distrutte, forze dell'ordine aggredite.

Sono scene inaccettabili che nessuno può pensare di minimizzare o

di giustificare. Per questo oggi il Consiglio dei Ministri

ha approvato

un decreto con nuove misure per prevenire e contrastare queste violenze.

Si aggiungono a quelle approvate in questi mesi, a partire dal riconoscimento

biometrico, anche con l'intelligenza artificiale,

per dare un

nome a chi si nasconde dietro un cappuccio.

Vi spiego quali sono le novità nei provvedimenti di oggi, in

parole il più possibile semplici.

Primo: nasce un nuovo reato, la partecipazione violenta a una

manifestazione. Tradotto: se durante un corteo o una

manifestazione ti unisci a un gruppo di cinque o più persone e ti metti a tirare

pietre, petardi, bastoni, eh mette in pericolo la sicurezza di

tutti, rischi fino a cinque anni di carcere e

fino a ventimila euro di

multa. Se avevi il volto coperto o se hai ferito

qualcuno, la

pena aumenta e aumentano anche le pene per chi devasta in

gruppo. Secondo:

eh applichiamo un principio semplice, chi rompe paga.

E se chi rompe è un minorenne, pagano i suoi genitori.

Come funziona? Se il danno è a un bene pubblico,

una pensilina, un

semaforo, una camionetta, il prefetto manda a casa l'ingiunzione di

pagamento.

Se il danno è a un privato, una vetrina, un negozio, un'auto, il

proprietario va dal giudice e ottiene un decreto ingiuntivo immediatamente

esecutivo. Certo, ci si potrà opporre, ma intanto i genitori di quel

ragazzo che si è divertito a spaccare tutto dovranno pagare.

E chi ha subito il danno potrà rivalersi su tutto, sui beni di quella famiglia,

anche sui soldi che lo Stato eventualmente le deve.

Terzo: i minorenni. Oggi per un ragazzo tra i

quattordici e i diciotto anni lo Stato deve dimostrare ogni volta che era in

grado di capire quello che stava facendo.

Noi avevamo già approvato una norma che ribalta questo principio, cioè si

presume che fosse in grado di capire quello che stava facendo,

salvo prova, prova contraria. Quella norma è in Parlamento,

ma con il decreto di oggi diventa operativa immediatamente.

E il fermo preventivo che finora valeva solamente per gli adulti si potrà

applicare anche ai minorenni. Quarto: a Milano arrivano

cinquecento militari in più, fino alla fine dell'anno,

al fianco di polizia e

carabinieri. E alla giustizia minorile diamo più

magistrati e più posti negli istituti perché la certezza della

pena valga anche per chi ha sedici anni.

Queste sono le misure principali perché faremo tutto quello che possiamo per

impedire che quello che abbiamo visto in questi giorni diventi la normalità.

Quasi duecento agenti feriti e danni che solo a Milano, secondo

Confcommercio, valgono circa un milione di euro.

Chi c'era in quelle piazze? C'erano le frange antagoniste di sempre,

quelle

che a ogni corteo cercano lo scontro.

Però accanto a loro questa volta c'era qualcosa di nuovo.

Centinaia di giovanissimi, moltissimi di loro minorenni,

arrivati in piccoli gruppi convocati da un video sui social, ragazzi venuti in

piazza per spaccare, rubare, filmarsi mentre lo fanno.

È un fenomeno che dobbiamo affrontare con serietà, anche per impedire che quelle

immagini diventino un modello da imitare.

Però voglio essere chiara: non c'è idea politica, non

c'è disagio sociale, non c'è opposizione al governo che possa

giustificare la devastazione di un negozio per portare via la merce.

Dietro quella vetrina c'è una famiglia che ha investito i sacrifici di una vita, ci

sono lavoratori che rischiano di perdere il proprio impiego, ci sono cittadini che

hanno diritto di vivere la propria città senza paura.

Non c'è niente di rivoluzionario nel devastare e nel rubare.

Devastare e rubare non è protesta, è criminalità.

E la risposta dello Stato deve essere ferma.

Le forze dell'ordine hanno fermato e arrestato trecentotrenta persone, la mità-

la

metà di origine straniera, nati all'estero o nati in Italia da

famiglie

straniere. Mi aspetto che i reati commessi vengano

perseguiti

con tempestività e che tutte le norme a disposizione, comprese quelle

dei recenti decreti sicurezza, siano applicate con rigore.

E c'è un dato che dal mio punto di vista dovrebbe far riflettere

tutti.

Il più piccolo tra i ragazzi identificati a Milano avrebbe appena undici anni.

Undici anni. Fa male e fa paura. E ci chiama

tutti in causa. Noi non possiamo permettere che dei

ragazzi crescano pensando

che spaccare una vetrina sia un modo per farsi rispettare o che qualche

visualizzazione sui social valga più del loro futuro.

Non possiamo accettare che qualcuno per convenienza politica o magari per farsi

pubblicità finisca per giustificarli.

Noi conosciamo le difficoltà di tanti giovani, sappiamo

cosa significa cercare un lavoro, avere uno stipendio insufficiente,

non vedere

prospettive per il futuro. Sono problemi sui quali lavoriamo

dall'inizio del

mandato e continueremo a farlo e lo facciamo ogni giorno, ma il disagio

non può diventare mai un alibi per la violenza.

In primo luogo perché la violenza amplifica il disagio e non può curarlo.

In secondo luogo perché quando una vetrina va in frantumi a pagare non è il potente

di turno. È il commerciante, è il lavoratore, è il quartiere.

Sono proprio le persone comuni che qualcuno dice di voler difendere.

E voglio distinguere con altrettanta chiarezza chi commette violenze da chi

manifesta pacificamente per chiedere risposte.

Penso agli agricoltori, agli autotrasportatori,

ai lavoratori di ex Ilva, le tante

comunità che stanno attraversando momenti difficili.

Con loro il governo dialoga e lavora per trovare soluzioni.

Proprio oggi il ministro Salvini ha incontrato le rappresentanze

dell'autotrasporto

per affrontare le difficoltà del settore e individuare ulteriori

risposte, perché lo Stato che dice no alle violenze

è lo stesso Stato che

ascolta chi protesta rispettando gli altri.

Ed è proprio su questa distinzione che chiedo chiarezza anche a tutte le

forze politiche. Le violenze vanno condannate senza

ambiguità,

senza giustificazioni, senza distinguere in base a chi le

commette.

Considero gravissimo che i rappresentanti delle istituzioni arrivino a

pubblicizzare i riferimenti per ottenere assistenza legale gratuita

dopo le devastazioni di Milano. Considero inaccettabile ogni

tentativo di presentare saccheggi e distruzioni come forme legittime di

rivendicazione sociale. Chi ha la responsabilità politica

dovrebbe essere il primo a ricordare che nessuna causa autorizza a

colpire chi lavora, aggredire le forze dell'ordine,

distruggere le nostre

città. Per questo chiedo a tutti, indipendentemente dalle idee

politiche, di stare dalla parte della legalità,

della libertà, del

rispetto delle regole. Noi continueremo a fare la nostra parte

per

proteggere, per proteggere chi manifesta

pacificamente, chi lavora e chi

vuole semplicemente vivere in sicurezza.

Manifestare è un diritto, mettere a ferro e fuoco le nostre città

non lo è.

Lo abbiamo detto e lo dimostreremo con i fatti.

End of transcript · 1,124 words

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