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Negli anni' 90, un sub giapponese è sceso a 56
piedi sotto la superficie della baia di Tateyama e ha avuto
un incontro che avrebbe definito i successivi tre decenni della sua vita.
Il suo nome è Hiroyuki Arakawa, un sub che si immerge da quando aveva 18 anni.
Un uomo quieto e molto riflessivo,
il cui lavoro era sorvegliare e mantenere un sacro
santuario shintoista costruito sul fondo dell'oceano,
accessibile solo immergendosi in acque libere fino a raggiungerlo.
Fu durante una di quelle immersioni che la vide per la prima volta.
Un grosso pesce Napoleone asiatico, noto in Giappone come Kobudai,
che si aggirava vicino al santuario. Un pesce diverso da quasi tutti gli altri.
Fronte bulbosa, pelle grigio rosata.
Un viso così insolito che lo stesso Arakawa una volta disse:"
Se la guardi davvero da vicino,
penserai che assomiglia a qualcuno che conosci." La chiamò Yoriko.
E ciò che era iniziato come una semplice familiarità tra un sub e un pesce che
viveva vicino al santuario di cui si occupava, lentamente è diventato
qualcosa per cui né la scienza né il linguaggio hanno una parola semplice.
Poi un giorno Arakawa scese al santuario e trovò Yoriko gravemente ferita.
Stava lottando, incapace di cacciare, incapace di nutrirsi.
Per dieci giorni consecutivi tornò a quel santuario
a 56 piedi sotto la superficie della baia di Tateyama e diede da mangiare a Yoriko
carne di granchio a mano,
spaccando i granchi a martellate vicino al tempio e nutrendola pezzo per pezzo
finché non fu di nuovo abbastanza forte da cacciare.
Yoriko si riprese. E dopo di allora, tutto cambiò. Il legame che era
cresciuto silenziosamente tra loro divenne qualcosa di inconfondibile.
Quando Arakawa scende ora al santuario,
tutto quello che deve fare è bussa su un pezzo di metallo sott’acqua.
Un semplice colpo. E Yoriko arriva, ogni singola volta.
subito, nuotando direttamente verso di lui attraverso l’acqua aperta.
È l’unica persona che lei lascia toccarla.
L’unica persona che lascia baciarla. Ad Arakawa,
in un’intervista, è stato chiesto come descriverebbe la loro relazione.
Ci ha pensato con attenzione. Poi ha detto:« Direi che ci capiamo.
Non è che parliamo tra di noi,
ma credo che lei sappia che io l’ho salvata.
Credo che lei sappia che l’ho aiutata quando era gravemente ferita.
E poter avere questo, per me, è motivo di orgoglio».
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Original transcript (English)
In the 1990s, Tateyama Bay and had an encounter that would define the next thoughtful man whose job was to oversee and maintain a sacred Shinto shrine built on the floor of the ocean, accessible only by diving down to it through open water.
It was during one of those dives that he first saw her. A large Asian sheepshead wrasse, known in Japan as Kobudai, hovering near the shrine. A fish unlike almost any other. Bulbous forehead, pinkish-gray skin. A face so unusual that Arakawa himself once said, "When you look really close,
you will think she looks like someone you know." He named her Yoriko. And what began as a simple familiarity between a diver and a fish living near the shrine he tended, slowly became something neither science nor language has an easy word for. Then one day, Arakawa descended to the shrine and found Yoriko badly injured.
She was struggling, unable to hunt, unable to feed herself. For 10 consecutive days, he returned to that shrine 56 feet hammering open crabs near the temple hammering open crabs near the temple gate and feeding her piece by piece until she was strong enough to hunt again.
Yoriko recovered. And after that, everything changed. The bond that had been growing quietly between them became something unmistakable. When Arakawa descends to the shrine now, all he has to do is Immediately, swimming directly to him through open water. He is the only person she allows to touch her. The only person she allows to kiss her.
allows to touch her. The only person she allows to kiss her. Arakawa was asked in an interview how he would describe their relationship. He thought about it carefully. Then he said, "I would say we understand each other. Not that we talk to each other, but I think she knows I saved her.
I think she knows I helped when she was badly injured. And for me to be able to have that, I am proud."