Discussion on European Identity and Genetics

Il risultato sono ragazzi come questo, ragazzi che io penso anche perfino in

buona

fede, convinti davvero di una purezza ariana di

una nazione bastarda come

la nostra. Questo ragazzo probabilmente non sa che

sono passati duecento,

duecento eserciti invasori in questo Paese e che ognuno di noi è il risultato di

questa meravigliosa mescolanza di geni.

Sono stato ospite a La7. Questa che avete appena visto è stata una

delle

pochissime, se così possiamo chiamarle, argomentazioni portate dagli

altri ospiti in studio. Questa, in particolare senza peli sulla lingua,

a favore

della sostituzione etnica degli europei nelle loro terre.

In quella sede ho risposto in maniera più filosofica con la definizione burkeana

della civiltà europea come patto tra chi è morto, chi è in vita e chi deve ancora

nascere. Risposta che rivendico integralmente e che

considero la cornice

all'interno della quale ogni altro discorso trova senso.

In questo video però ci soffermeremo sulla fesseria scientifica sottostante,

perché gli europei come popolo, non come astrazione retorica moderna,

ma come

specifico pool genetico rintracciabile, isolato e misurato in

migliaia di siti archeologici del continente,

sono il risultato di un incontro

concluso ormai cinquemila anni fa tra tre componenti fondamentali: da un lato

gli agricoltori anatolici arrivati dal Vicino Oriente durante la rivoluzione

neolitica, dall'altro i cacciatori-raccoglitori

occidentali che popolavano il

continente dall'ultima glaciazione, e infine i pastori indoeuropei discesi

dalle

steppe pontico-caspiche nel corso del terzo millennio avanti Cristo.

E l'Italia, all'interno di questa cornice, non fa alcuna eccezione.

Antonio e Tal, pubblicato su Science nel 2019,

ha sequenziato

centoventisette genomi antichi da ventinove siti e la conclusione dello

studio

è che già in età del ferro le popolazioni centro italiche approssimano gli

italiani moderni. Conclusione a sua volta confermata da

Anelli nel

2021, che ha esteso quella continuità genetica

della penisola dalla

protostoria fino all'età contemporanea e alla quale si aggiungono le evidenze di

Verema e Amorim da Nature Communications del 2018.

I duecento eserciti invasori che Caprarica evoca come clava retorica,

alla prova dei genomi antichi si riducono a un impatto risibile su un continuum

plurimillenario che nulla ha che vedere con i volumi e i tempi dell'ingegneria

sociale di cui siamo vittima oggi. Ma perché?

Beh, questa continuità civilizzazionale così

straordinaria, così densa,

così quantificabile tecnicamente, non è stata un caso.

È stata permessa da generazioni di uomini che hanno inteso l'identità

europea come qualcosa che si eredita e si trasmette, che si difende dagli

sconfinamenti quando li si vede arrivare, e che per riuscire in quel compito sono

morti a milioni affinché le terre dei propri antenati rimanessero le

terre dei propri discendenti. Questa generazione di europei è la prima

che dopo

aver prosperato in quella continuità di cui noi giovani non godremo, dal

comodo del proprio quartiere etnicamente omogeneo ha smesso di

riconoscere quel dovere e anzi lo deride pubblicamente in diretta televisiva, così

come deridono le atrocità che la diversità etnica ha portato.

Hanno violentato con la copertura delle loro famiglie migliaia e migliaia di

ragazzine bianche inglesi, addirittura augurando ai propri

discendenti le

stesse.

Dopodiché vi auguro una lunga permanenza nella Londra multietnica.

Dunque a tutti quei giovani che sognano per il proprio futuro e a quelle vecchie

generazioni che ancora sognano per il futuro dei propri figli e nipoti,

dico: schieriamoci dalla nostra parte.

End of transcript · 554 words

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