European Support for Ukraine Amidst Conflict

Questa iniziativa insomma è semplice: l'Europa deve tornare a mettere la

capacità di produrre al centro delle proprie scelte.

Il Consiglio europeo vedrà in apertura

il confronto con il presidente Zelensky.

Siamo ovviamente al tema dell'Ucraina.

Intanto la Russia ha avviato la sua nuova

campagna d'aut-d'autunno contro l'Ucraina, incapace di

avanzare sul fronte, Mosca ha iniziato a colpire sempre più

duramente la

popolazione civile: centrali elettriche, condomini, ospedali, persino

gli autobus che portano le persone al lavoro, come nell'orrenda

strage di Kramatorsk.

È una strategia con la quale la Russia punta a piegare il popolo ucraino con il

terrore, il freddo e il buio, semplicemente perché non è

riuscita a piegarlo sul campo di battaglia.

I fatti, del resto, smentiscono la propaganda del Cremlino e

anche

quella di chi

la porta qui in Italia. Dall'inizio dell'anno Mosca ha

guadagnato pochissimo terreno e nel solo mese di settembre ha

perso buona parte di quanto aveva conquistato negli ultimi mesi.

Questo stallo non è caduto dal cielo, lo hanno costruito il

coraggio degli ucraini e il sostegno dell'Occidente, Italia compresa.

E continuo a ritenere che questo stallo sia l'unico strumento efficace che abbiamo

per portare la Russia a un tavolo negoziale serio.

So che su questo il dibattito è acceso, anche in quest'Aula, anche all'interno

degli schieramenti. Lo rispetto, perfino lo comprendo, perché nessuno

in quest'Aula vuole la guerra. Tutti vogliamo che si arrivi alla pace.

La differenza è su come pensiamo che ci si arrivi.

Per come la vedo io, il sostegno all'Ucraina non è

l'alternativa alla pace,

è ciò che la rende possibile. Perché se l'aggressore--

perché se l'aggressore può puntare--

se l'aggressore può puntare la resa dell'avversario, che bisogno

ha di negoziare? Solo che la resa non è pace,

è conquista. Se l'Ucraina domani

smettesse di difendersi come in molti auspicano e propongono,

noi non avremmo la pace, noi discuteremmo dell'occupazione

di una nazione europea e del ritorno dell'imperialismo di

stampo sovietico che l'Europa ha conosciuto per mezzo secolo.

Personalmente non rimpiango quegli anni, non rimpiango i carri

armati russi che repressero le rivolte di Praga e Budapest e non

rimpiango il muro di Berlino.

E nessuno mi convincerà del fatto che la resa di chi difende la propria

libertà possa definirsi pace. La pace che vogliamo e

che lavoriamo per costruire anche pagando un prezzo in

termini di consenso, è una pace giusta, perché

solo una pace giusta può durare e solo una pace giusta mette al

sicuro l'Europa e i nostri interessi.

Dunque la posizione del Governo non cambia: sostegno a Kiev,

con particolare attenzione alla popolazione civile, pressione su

Mosca e unità euroatlantica rimangono i pilastri della

nostra azione.

In questo contesto dobbiamo considerare anche l'intesa sul

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